I primi lavori nel laboratorio di Via Palizzi

Questa estate sono stato un po’ impegnato nel trasloco del laboratorio dal Vomero alla sede storica di Via Palizzi 85. Un ritorno a casa insomma ūüôā

Ecco i primi lavori:

Restauro calatoia noce nazionale

Diamo nuova vita alle poltroncine un po’ demod√©

Ed infine, uno stupendo¬† tavolino ‘800 in palissandro con intarsi in bosso, cedro e radica ,con applicazioni in bronzo

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Restauro scrivania Luigi Filippo in piuma di mogano

scrivania Luigi Filippo
Dopo aver sverniciato ¬†questo gioiellino, sono partito per il restauro delle parti mancanti, quali pezzi d’impiallacciatura , alcuni pezzi di cornice (ricostruita rigorosamente a mano), ripristino guide dei cassetti e¬†tanto altro.
Dopodiché sono passato ad una carteggiatura a fondo, una spolverata ed una passata di olio paglierino per conferirgli un colore naturale.
Una volta asciugato l’olio, ho proceduto con qualche ritocco di colore su qualche parte da me restaurata in precedenza.
Dopo aver raggiunto un colore omogeneo sono passato alla lucidatura a tampone con alcool e gommalacca. Operazione delicata che ho ripetuto per circa tre giorni.
Terminato il ciclo di pulitura a tampone ho fissato la pelle ecologica sul piano della scrivania stessa, così come sul piccolo ripiano estraibile, creando, poi, una bordatura dorata.
Ho completato il tutto con un’ultima mano di pulitura (schiaritura), ossia quel procedimento che conferisce un effetto lucido e “specchiato” all’oggetto.
E’ cos√¨ che ho cercato di portarla al suo antico splendore… Che ne pensate?

Restaurando

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Avanti ieri sono stato da una cliente a ritirare un tavolo francese a vela di fine ‘800 per delle bolle d’aria sul piano e riprendere per bene¬† la pulitura (lucidatura)

 

1) ho individuato le bolle  sulla superficie del piano battendo con le dita  e ho intaccato con un taglierino con punta fine, una goccia di colla a perline (colla di pesce) e le ho stese  con la penna (martello per impiallacciare).  Ho  pulito bene i residui di colla , adesso devo  aspettare il giorno dopo almeno.

 

2 )  una volta seccata la colla , ho carteggiato nei punti lavorati in precedenza con un pezzetto di legno avvolto nella carta vetro di grana 120 per evitare di fare solchi.

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3) spolverare la superficie del tavolo per bene e impastare un pò stucco a  turapori  con terre colorate al fine di ottenere la tonalità desiderata.

 

4) una volta asciugato lo stucco ho passato una mistura di olio paglierino e petrolio lampante, ho carteggiato con carta di grana 220 tutto il piano del tavolo eliminando per bene le macchie di stucco e facendo assorbire l olio e petrolio per far riprendere il colore naturale alla bellissima radica di noce e al tavolo stesso.

 

5) una volta asciugato l olio ripreso il colore ottenuta una superficie liscia e setosa  al tatto, si passa alla pulitura : prima mano un abbozzo di pulitura con gommalacca , ripassata di stucco .

 

6 il giorno dopo ho  tolto lo stucco con carta di grana fine 400 ed ho preparato il piano alla seconda mano di pulitura rigorosamente a tampone.

 

7) eccomi per l ultima mano di pulitura cio√® la schiaritura che consiste nel’ eliminare tutti gli aloni lasciati dal tampone (in napoletano “pupatella”) e¬† rendere la superficie lucida a specchio ed esaltare la bellezza di questo grazioso¬†tavolo.

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Danno riparato, lucidatura ultimata

Il Baule: missione compiuta!

Finalmente il baule è terminato!

 

L’ho consegnato al cliente che lo ha messo in bagno, ma pu√≤ essere un bel pezzo anche in salotto o cucina

 

 

 

Che dire.. cliente soddisfatto e io adoro questo tipo di restauro creativo!

Oh no, macchie bianche sul tavolo!

Alone bianco legno
Non ricordo quante volte sono corso a casa di alcuni clienti disperati perché si era macchiato il tavolo che avevo appena lucidato a tampone.  Si era fatto un alone di colore bianco poggiando delle cose troppo calde ( macchie di calore) .
Navigando in Internet si trovano le soluzioni pi√Ļ disparate: c’√® chi utilizza sapone di Marsiglia, chi olio di oliva e chi addirittura va direttamente di retina! ¬†Molti di questi rimedi comportano conseguenze sgradevoli e chiamata necessaria del restauratore (tralasciando la retina, il cui pensiero mi avvilisce, l’ olio di oliva ad esempio ¬†ci d√† ¬†l’ idea di “nutrire” il legno, ma lo unge solamente).Per eliminare le macchie bianche l’ ideale √® l’ olio paglierino , meglio se diluito con petrolio lampante tenendo conto di aerare bene il locale perch√© il petrolio puzza un bel po’, ma va assolutamente bene anche da solo. Si trova facilmente da un qualsiasi ferramenta idem il petrolio lampante
Procedimento:Prendere un po’ di ovatta ¬†(una spugnetta o uno canovaccio un po’ andato) bagnato di olio paglierino e passarlo uniformemente sulla macchia e allargarsi lentamente rispetto al centro della stessa.

Ripetere l’ operazione se occorre il giorno dopo.

Il legno dovr√† lentamente assorbire l’ olio.

Per un risultato omogeneo l’ ideale sarebbe oliare tutta la superficie (cosa buona e giusta in quanto pulisce la superficie del mobile anche nei punti “impossibili” cio√® fessure, intagli, grate ecc.)Asciugare infine con un panno che assorba i residui di olio (meglio di cotone).
IMPORTANTE 
Le superfici verniciate a tampone (lucido a specchio) con gomma lacca, preservarle con ¬†2 o pi√Ļ tovaglie onde evitare tutto ci√≤.
Coniamo un altro detto “prevenire √® meglio che spendere soldi”, quindi evitate di stirare direttamente sul tavolo e, se dovete poggiare qualcosa di caldo tipo una caffettiera, mettete sotto qualcosa!

Il baule – Giorno 0

Ieri mi hanno portato un vecchio baule, di quelli che si usavano un tempo per riporre vestiti o biancheria.

L’esterno presenta scrostamenti di vernice e in varie zone √® presente della ruggine, mentre la parte interna √® rivestita di una bella carta vintage che difficilmente sar√† recuperabile dato che √® strappata in pi√Ļ punti. Le cerniere sono quelle originali, mentre una delle chiusure √® stata forzata per poter aprire il baule.

Il desiderio del cliente √® di restaurare l’esterno senza riverniciarlo ex-novo, ma lasciando tutte quelle macchie e quei segni del tempo che conferiscono al baule quel fascino antico. ¬†Per l’interno, invece, via la vecchia carta ormai rotta e impregnata di puzza di muffa e andr√≤ a aggiungere dei pannelli nuovi ritinteggiati (o rivestiti di carta da parati, questo lo vedremo in corso d’opera) oltre che delle mensole.

 

Il risultato finale? Un mobile per il bagno o la cucina bello e pratico!

E ora mettiamoci all’opera!

La magica storia del bello ritrovato…

 

1) Riconoscere il mobile. Non è possibile restaurare un mobile senza averlo prima inquadrato nella sua epoca e nel suo stile. Questo ti permetterà di capire se devi eseguire un restauro conservativo o un restauro antiquariale. Se consolidare o sostituire. Se sverniciare o conservare la patina e quale lucidatura eseguire.Quale ferramenta applicare.

2) Sverniciatura. La sverniciatura √® la prima operazione che devi effettuare, dopo aver valutato lo stato di conservazione della patina del mobile. . Rimuovere le vecchie vernici rispettando il legno,con l’uso di verniciatore in gel e di paglietta d’acciaio per rimuoverlo consente infatti di rispettare lo strato superficiale del legno, senza danneggiarlo.

3) Antitarlo. Il tarlo √® il nemico numero uno. Una volta appurata la sua presenza all’interno del mobile si procede ad un trattamento con un antitarlo a base di Permetrina. La Permetrina √® un insetticida veicolato con un solvente incolore ed inodore, questo solvente consente alla permetrina di arrivare in profondit√† nel legno seguendone la sua capillarit√†.

4) Falegnameria. La falegnameria √® un momento importante del restauro di un mobile antico. Sostituire √® molto pi√Ļ semplice di recuperare, ma il restauratore deve avere il giusto atteggiamento e sapere quando fare una cosa e quando fare l’altra. Il recupero e la reversibilit√† dell’intervento sono alla base di un restauro ben fatto.

5) Preparazione del fondo. La preparazione del fondo che andrai a lucidare √® suddivisa ,a sua volta, in alcune importanti operazioni. Pulizia, una leggera carteggiatura per rimuovere i residui di colla, sverniciatore e vecchie vernici. Stuccatura, la stuccatura con uno stucco di gesso, opportunamente colorato, consente di chiudere i piccoli fori e difetti del fondo. Carteggiatura, la carteggiatura con una carta abrasiva adeguata consente di eliminare lo stucco di gesso e levigare il fondo. Coloritura, colori il fondo con un mordente per diversi motivi: scaldare il tono del mobile, armonizzare parti di differente colore, dare tono a parti nuove o restauri “pesanti”.

6) Lucidatura. La lucidatura √® la pratica che preferisco nel restauro. Preparare la vernice di gommalacca, decidere se lucidare a pennello o a tampone, lucidare a mezzo poro o brillantare con il benzoino sono le scelte che pi√Ļ mi emozionano. Ancora oggi dopo pi√Ļ di vent’anni di bottega. Lucidare √® una magia. Valorizzi, con una corretta lucidatura, il mobile nel rispetto della sua storia e della sua patina.‚Ä®‚Ä®‚Ä®Il restauro √® ora terminato, il mobile pu√≤ tornare a riprendere la sua funzione, sia essa d’uso o decorativa.